Il presidio sotto la neve dei lavoratori Voss: «Non ci lasceremo chiudere»
Alessandro Pirovano, 29.12.2020, “Il Manifesto”
Il Reportage. Metà degli 80 addetti che i tedeschi vogliono licenziare sono donne over 50. L'amministratore delegato ha messo sotto con la macchina il segretario Fim Cisl Donegà
Il presidio sotto la neve dei lavoratori della Voss di Osnago (Lecco)
È stato un
Natale amaro per i settanta lavoratori dello stabilimento Voss di Osnago, in
provincia di Lecco: pochi giorni fa la multinazionale metalmeccanica ha deciso
di chiudere i battenti e dismettere la produzione di uno dei suoi impianti di
torneria. È stato uno shock per i dipendenti che, da metà dicembre, notte e
giorno, si sono dati il cambio al presidio permanente che ha preso forma di
fronte ai cancelli dello stabilimento per impedire il trasferimento dei
macchinari da un sito produttivo in funzione fin dagli anni ’50 si dice per la
Polonia. Prima l’azienda si chiamava Larga, dal 2016, è subentrata la
multinazionale tedesca Voss. «Settanta persone che perdono il posto di lavoro
significa lasciare settanta famiglie senza un reddito: è un problema per
l’intero territorio», dice Domenico Alvaro della Fiom Cgil di Lecco che,
insieme alla Fim Cisl, sta affiancando i lavoratori nella vertenza.
Proprio il segretario della Fim Cisl Lombardia,
Andrea Donegà, è stato protagonista dell’episodio più carico di tensione
dell’inizio della vertenza: mercoledì 23, il sindacalista è stato urtato dalla
macchina dell’amministratore delegato dell’azienda mentre tentava di forzare il
presidio ai cancelli. «La compostezza, la pacatezza e anche
l’educazione dei lavoratori in presidio rende ancora più piccolo e miserabile
il comportamento dell’azienda che denigra quei lavoratori (nel video di quel
giorno si può sentire l’amministratore delegato pronunciare una serie di
insulti all’indirizzo di sindacati e lavoratori, ndr) che, al contempo, sta
lasciando in mezzo alla strada», dice Andrea Donegà.
La decisione dell’azienda rischia di avere delle conseguenze, soprattutto,
sulla vita delle lavoratrici che formano circa la metà degli esuberi previsti.
«Lavoro qui da più di trent’anni e non mi aspettavo proprio niente del genere»,
afferma, ancora incredula, Vittoria, che non nasconde le sue preoccupazioni per
il futuro. «A cinquantacinque anni temo di non riuscire più a rientrare nel
mondo del lavoro». In azienda, nella sua esperienza, lei e le altre lavoratrici
sono state vissute da sempre quasi come un peso: «agli uomini erano offerti
corsi di formazione per migliorare o apprendere da zero l’utilizzo di certi macchinari
mentre alle donne queste opportunità non toccavano mai o quasi». A confermare
le sue parole interviene anche Alessandra Crippa, delegata Rsu, che denuncia
come «solo un paio di colleghe su trentadue hanno avuto accesso a una
formazione specifica sul luogo di lavoro per consolidare la propria
professionalità». La possibile chiusura dell’impianto, quindi, viene vissuta
con ancora più preoccupazione dalle donne della Voss che, forse anche per
questo, sono state una presenza costante al presidio di fronte ai cancelli
della fabbrica lungo la statale Milano-Lecco.
A riscaldare il cuore dei lavoratori e delle lavoratrici anche in queste fredde
giornate invernali, invece, è stata la solidarietà ricevuta da istituzioni,
associazioni e singoli del territorio. «Potrei esserci io nella loro
situazione», spiega Cristina che ha raggiunto il presidio direttamente da casa
sua, portando con sé qualche pezzo di legno per alimentare il fuoco. «Se serve
altro, io ci sono: voglio essere solidale». Un sentimento di vicinanza che
riecheggia anche nella lettera di un lavoratore della Voss: «Ho visto come la
solidarietà delle persone e organizzazioni ci abbia riempito i cuori (e la
pancia) con piccoli gesti». A dare una mano, fin dall’inizio, è stato anche il
vicino circolo Arci La Lo.Co che ha espresso fin da subito la «più completa e
sincera solidarietà» ai lavoratori, mettendosi al servizio delle «esigenze
organizzative del presidio».
Un presidio che i lavoratori e i sindacati portano avanti anche sotto la neve a
sfidare la mobilitazione contro la chiusura dello stabilimento. Proprio per
questo, in queste ore, sono stati aperti dei tavoli nelle sedi istituzionali
tra sindacati e azienda che finora è stata ferma sulle sue posizioni,
nonostante i tentativi di dialogo, da un lato, e il presidio tuttora in corso.
«Non consentiremo a nessuno di calpestare la dignità delle persone», promette
il segretario Donegà.